
Il patrimonio storico ha già un immenso valore per tutta l’umanità ma è quando pietra e intonaco diventano anche un simbolo ed un obiettivo che comprendiamo l’effettiva ricchezza che ci circonda.
Il progetto per il recupero della torre in località Banditella racchiude finalità importanti:
salvare dal degrado progressivo una testimonianza diretta del nostro passato;
far nascere , con il recupero ed il riutilizzo, un’ icona della associazione!La Storia
L’approdo a Livorno si trovava in un seno naturale e era difeso da un sistema di torri che da tempo immemore erano state costruite per controllare l’accesso.
Elemento importante di tutto il sistema era la torre del castrum, costruita in epoca romana nel luogo dove poi è stata eretta la Fortezza Vecchia; dunque Livorno era già un abitato di notevole importanza ancor prima dell’intervento dei Medici e tale avamposto doveva essere collegato ad altri presidi in modo da concretizzare quello che è sempre stato uno degli elementi fondamentali del sistema militare: la prevenzione attraverso l’avvistamento, compreso quindi il sistema di incastellamento che ha circondato nei secoli la città di Livorno con particolare riguardo al tratto costiero meridionale.
Le torri hanno in prevalenza due aspetti: una avente pianta circolare con due ambienti interni sovrapposti e una terrazza dove veniva spesso acceso il fuoco di segnalazione; l’altro tipo è caratterizzato dall’ avere una pianta quadrata e si eleva come un parallelepipedo e avente come la precedente due o tre piani.
E’ interessante pensare che questa , per quanto riguarda Livorno, dovrebbe essere costruita in epoca più tarda avvolgendo molto probabilmente la torre precedente.
Fino ad oggi si pensa ad un sistema di torri che dalla Fortezza Vecchia di Livorno arrivasse fino a Vada, dando importanza non tanto all’ altezza delle torri ma alla loro posizione che permetteva la comunicazione visiva sia di notte che di giorno.
Nel corso delle epidemie, il sistema assumeva anche il ruolo di cordone sanitario: tutti i bastimenti che tentavano di avvicinarsi alla costa senza i preventivi controlli, venivano ricacciati a largo.
“Il sistema fortificato a difesa del territorio della comunità di Livorno: il caso della torre Conti ad Ardenza.
Roberto FinderleEdizioni ETS
La Torre Conti ad Ardenza
Lungo la statale Aurelia, nel tratto che va da Ardenza ad Antignano, poco oltre il ponte che scavalca il rio Ardenza, si erge sulla destra l’ampio complesso appartenuto alla famiglia Conti.
Il complesso si compone di una villa Padronale e di due case coloniche collocate tra di loro secondo una pianta ad elle.
Fino al 1782 sui terreni di proprietà di Tommaso Conti non c’era altro che un mulino a vento. L’anno successivo fu iniziata la costruzione del fabbricato, atto del 1783:
nel 1869 la proprietà e la proprietà del mulino passano a Vincenzo Carminati e nel 1894 a Emilio Sgrilli, nel 1919 la proprietà della villa e dei terreni passa alla famiglia Chayes…
La Torre ha forma circolare con un diametro di 6 metri ed un altezza di circa 9 metri , le pareti hanno uno spessore di 70 cm.
Progetto Torre
Accanto alla nuova sede dell’ associazione, luogo di fervente lavoro e attività, ci sembra perfettamente integrato e necessario un luogo di contemplazione dove chiunque possa, salendo scalino per scalino, arrivare a vedere dove siamo, cosa siamo riusciti a costruire insieme ma soprattutto dove andremo.
Infatti il progetto è pensato , come iniziale recupero strutturale e primo recupero estetico fino a strutturare la costruzione antica come un piccolo centro di informazione e prima accoglienza ma soprattutto un luogo della memoria di tutte le attività che anno per anno verranno fatte all’interno del centro: fotografie immagini, suoni, video… pensieri che i nostri ragazzi potranno liberamente esprimere negli spazi della torre.
Le finalità dell’associazione vertono alla sempre più efficace integrazione e alla comunanza sociale e di interessi, restaurando la torre, i ragazzi vivranno anche la storia di prima persona proponendosi per ADOTTARE il monumento e rendersi garanti della sua salvaguardia : durante il restauro potrebbe essere importante creare dei piccoli stage seguiti e visionati dalla direzione nei quali i ragazzi dell’ associazione possano eseguire piccoli lavori di pulizia e integrazione .
L’ADOZIONE DEL MONUMENTO “certificata” dal comune e dalla soprintendenza, sarebbe un incentivo a rendere i ragazzi protagonisti diretti nella rinascita della torre ma anche garantirebbero per il futuro la sua giusta valorizzazione e conservazione.
Stato di conservazione della torre, le emergenze
Il documento più utile a definire lo stato di conservazione della torre è la valutazione del degrado da questa subito solo nell’ultimo ventennio, degrado che pone l’accento sulla necessità di un intervento a breve termine. A tal fine uno strumento banale ma indispensabile è un documento fotografico del prospetto principale in uno scatto anteriore al 1986. Il confronto con la situazione attuale mostra come sia avvenuto un veloce peggioramento di quelle che già allora erano le cause del degrado, che sussistono a tutt’oggi e che provocano danni in maniera esponenziale. Il prospetto principale è anche quello più esposto agli attacchi degli agenti atmosferici perché rivolto verso il mare e con il passare del tempo l’esposizione aumenta grazie al deterioramento dell’intonaco che scopre porzioni sempre più ampie del tessuto murario attaccato, a sua volta, da fenomeni di disgregazione del materiale lapideo. Questo fenomeno deve essersi ripetuto ciclicamente, infatti il monumento ha subito nella sua storia ricuciture sia strutturali, con inserti in laterizio di varie tipologie, sia nel rivestimento, con riprese dell’intonaco esterno. Rispetto alla situazione fotografata negli anni ’80 si registra già la perdita di porzioni tali di materiale tanto da compromettere la muratura nello spessore in maniera parziale e a volte anche totale, danni di questa consistenza si apprezzano soprattutto nelle zone intorno alla finestra di pietra serena della facciata.
Ancora dalla finestra e nel confronto con l’immagine già citata, si può valutare il peggioramento dell’attacco biologico. In alcuni testi veniva già registrata la presenza di una pianta di fico cresciuta sul pavimento del piano superiore, il bizzarro fenomeno è tuttora apprezzabile a distanza di diciannove anni, a differenza che oggi la pianta si scorge dalla finestra.
L’ indagine autoptica del documento fotografico e le ispezioni in sito, hanno mostrato i segni di un forte deterioramento che non si limita a danni superficiali ma che ha ripercussioni a livello strutturale pregiudicando la stabilità della torre e provocando la caduta di materiale con conseguente perdita delle necessarie condizioni di sicurezza di un monumento che come questo viene inserito in un complesso come è quello del Parco del mulino. Il ripristino dell’agibilità anche interna del monumento nella scala a chiocciola che va al piano superiore e nel camminamento sommitale è un’altra delle necessità che può evitare l’aggravarsi dei danni che pregiudicano la vita del monumento anche al fine di evitare interventi di maggiore ampiezza in futuro.
In conclusione , oggi ci troviamo davanti ad un monumento in pericolo: dichiarata inagibile la torre necessita al più presto di un consolidamento strutturale per arrestare il degrado e ripristinare la sicurezza nelle immediate vicinanze, rendendo così un’area importante del PARCO DEL MULINO pronta per la fuibilità di tutti.
Download
- la torre (doc 5241kb)




