Ca’ Moro affondato, le lacrime dei ragazzi disabili: «Quel ristorante era tutta la nostra vita»

Livorno, nella cooperativa del Parco del Mulino lavoravano come camerieri: “Il nostro morale è a pezzi, ma ripartiremo”

Addio al Ca’ Moro
ma il grande sogno
non è affondato
«Livorno ci aiuta»

Già attivo il conto corrente dove fare donazioni per riaprire il battello-ristorante e salvare il lavoro del Parco del Mulino

Stefano Taglione livorno. «Vogliamo una nuova barca. Non recuperare questo rottame con i legni marci». L’appello di Davide Tornar – uno dei camerieri disabili impiegati sul “Ca’ Moro”, il ristorante galleggiante che dava lavoro ai ragazzi affetti dalla sindrome di Down – vale più di mille parole. E delinea anche il futuro del progetto di inclusione della cooperativa Parco del Mulino, che cinque anni fa aveva inaugurato l’imbarcazione ormeggiata ai Quattro Mori accogliendo clienti su clienti e ricevendo pure la visita dello chef Antonino Cannavacciuolo, per il suo programma culinario. Perché il “Ca’ Moro”, con ogni probabilità, non esisterà più.Troppo ingenti i danni sotto la prua. Una grossa falla, infatti, in poche decine di minuti ne ha provocato l’inabissamento. Ad accorgersi che qualcosa non andava, poco le 18 di venerdì scorso, il caposala Alessio, una volta entrato al lavoro per preparare la cena insieme a Fè, alla cuoca Loredana e all’aiuto-cuoca Jaqueline. L’allarme ai vigili del fuoco è stato immediato. Con un’elettropompa, due motopompe e un quarto apparecchio sulla barca “Conero” del distaccamento portuale, infatti, i pompieri hanno fatto il possibile per riuscire a riportare il “Ca’ Moro” sulla linea di galleggiamento. E dopo un primo tentativo che sembrava andato a buon fine, di colpo lo scafo è sprofondato, con i pompieri che sono dovuti uscire di corsa dal locale macchine per evitare di rimanere feriti.Il problema, ora, sarà anche quello di recuperare l’imbarcazione. Tirandola su con una gru, infatti, si potrebbe spezzare. Visibili, purtroppo, sono anche le crepe sul legno, a poppa. E non solo. Il rischio, secondo gli esperti, è che si sgretoli su se stessa. Per questo l’ipotesi su cui si sta lavorando è lo smontaggio pezzo a pezzo in loco per un recupero più lento, ma in sicurezza. Intanto con un’ordinanza la capitaneria di porto ha sgombrato i natanti vicini, facendoli traslocare in altri punti della banchina di piazza del Pamiglione. Il “Ca’ Moro”, infatti, mentre imbarcava acqua stava sbandando pericolosamente e rischiava di danneggiare anche le imbarcazioni accanto. Per questo lo specchio acqueo è stato liberato. Le panne assorbenti ora circondano lo scafo, per evitare principi di inquinamento. E i sub delle Subsea Livorno, ieri mattina, hanno fatto un primo sopralluogo sott’acqua. Secondo le prime informazioni, attualmente, l’enorme falla a prua non è visibile, perché poggia sul fondale. I sommozzatori dei vigili del fuoco non si sono ancora immersi, ma domani verrà fatto un primo sopralluogo all’interno del ristorante per recuperare ciò che può essere salvato dalla sala e dalla cucina.I danni – che ammontano almeno a decine di migliaia di euro – potrebbero naturalmente riguardare anche ciò che è stato installato all’interno dell’ex peschereccio. A prua, come spiegano dalla cooperativa, c’è la cucina dell’imbarcazione. E non è chiaro cosa potrà essere salvato. A prima vista le bottiglie dietro al bancone sembrerebbero integre, ma sul retro non si può ancora fare un bilancio complessivo dei danni. Servirà una nuova barca, ora, perché restaurare il “Ca’ Moro” – a cui tutti, al Parco del Mulino, sono affezionati – comporterà forse una spesa più bassa, nell’immediato, ma non risolverà i problemi. Per questo è stato aperto il conto corrente IT17S0200813909000103487785 al quale si può donare con la causale “Salviamo il lavoro dei Ragazzi del Ca’ Moro”, con il proprio nome e il cognome. Domani verrà inaugurata una pagina su Gofund.me, sempre allo stesso scopo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

le reazioni

Comune e istituzioni
insieme: «Sosteniamoli»

LIVORNO. Istituzioni e politica sono compatti nel sostenere il Parco del Mulino. «Livorno è pronta per dare un grande aiuto alla ricostruzione di questa splendida esperienza che vede protagonisti i ragazzi – spiega il sindaco Luca Salvetti – e con Daniele Tornar stiamo già pensando a come coinvolgere i livornesi, che come al solito saranno pronti ad aiutare per la ripartenza». «La vita di queste persone è in sospeso – aggiunge l’assessore al sociale, Andrea Raspanti – quindi non faremo mancare la nostra disponibilità, anche perché Livorno dal punto di vista della possibilità e dell’inclusione delle persone disabili è ancora povera e deve crescere».Il consigliere regionale Francesco Gazzetti (Pd) ha già interessato gli assessorati e il presidente della Regione, Eugenio Giani: «L’attenzione su questa vicenda è massima», dice. «Livorno ha il dovere di fare ogni cosa – Non possiamo perdere una tale ricchezza. Livorno è capace di questo ed altro. Allora voghiamo tutti insieme, ce la faremo», scrive don Paolo Razzauti. In Parlamento si è attivato anche il deputato Andrea Romano. «Siamo certi che la nostra città si mobiliterà con iniziative di solidarietà per fare in modo che questa bella esperienza non si concluda e che quindi non affondino anche i sogni di chi lavora per rendere la nostra società più inclusiva ogni giorno, con tante idee e altrettanta fatica», scrive il Movimento 5 Stelle di Livorno. Il consigliere di minoranza Andrea Romiti si dice «disponibile» a sostenere la raccolta fondi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

le testimonianze

I ragazzi disabili in lacrime:
«Era tutta la nostra vita»

livorno. «Il morale è a pezzi, sotto i piedi. Io ho lavorato sia qui, sulla barca, che nella pizzeria. Mi piange il cuore, ma devo reagire: dobbiamo ripartire. A volte, sul “Ca’Moro”, facevamo pure il secondo turno a cena da quanta gente voleva venire a mangiare. Non possiamo che ripartire più forti di prima».A parlare è Gianni Pietra Caprina, uno dei ragazzi che lavoravano nel ristorante galleggiante del Parco del Mulino, in piazza del Pamiglione. «Quando è affondata non c’ero – racconta – l’ho scoperto solo stamattina (ieri per chi legge ndr) da mio padre. Siamo sotto choc». Stesso umore per Federico Parlanti, 45 anni e fin dall’inizio dell’avventura imprenditoriale valido cameriere. «Me l’ha detto mia sorella poco dopo e non ci potevo credere – dice – poi ho letto ciò che aveva scritto Daniele Tornar (un consigliere della cooperativa ndr) e ho continuato a rimanere senza parole. Mi viene da piangere, siamo rimasti tutti senza stipendio».Edoardo Moscato, 25 anni, è a bordo dal luglio del 2016. Praticamente da quando il “Ca’ Moro” si è trasformato nel peschereccio-ristorante più amato dai livornesi: «Fino all’ultimo ho sperato che riuscissero a salvarlo, a tirarlo su – racconta con un filo di voce – e spero ancora che si possa fare qualcosa. Io ero cameriere, questo è il lavoro che voglio fare per tutta la mia vita».Davide Tornar è il figlio di Daniele. E ha le idee chiare: «Facciamo sapere su tutti i canali televisivi che abbiamo bisogno di aiuto – dice – così raccoglieremo tutti i soldi che ci servono. Questa barca è vecchia, è marcia. Ne serve una nuova. Mi appello ai livornesi e a tutte le persone che mi leggono: aiutateci. Abbiamo bisogno di voi. Non possiamo concludere qui la nostra esperienza».S. Tag.© RIPRODUZIONE RISERVATA

«Ripartiamo tutti insieme»
La cooperativa va avanti

Il direttore Marco Paoletti: «La manutenzione era costante, siamo sotto choc»
Quattro persone sono rimaste senza lavoro, si punta a una nuova imbarcazione

LIVORNO. «Ci appelliamo alla città, per questo abbiamo deciso di far convogliare tutte le offerte economiche che ci sono annunciate in un’unica direzione. Aprendo una pagina sul sito di Gofund.me e un conto corrente dedicato alle donazioni. Da soli non ce la possiamo fare, solo Livorno ci può aiutare. E confido in una grande risposta, visto che già siamo sommersi dalla solidarietà».A parlare è Marco Paoletti, il direttore della cooperativa Parco del Mulino. Operativa da più di dieci anni, la onlus ha l’obiettivo di trovare un lavoro in pianta stabile a chi è affetto dalla sindrome di Down. E in città, da questo punto di vista, ha già fatto passi da gigante. Basti pensare alla pizzeria di via Pietro Nenni, che va a gonfie vele. In difficoltà, come tutti i ristoranti, durante la quarantena. Ma che dopo i ripetuti appelli del Tirreno alla città è stata sommersa da offerte (e da ordini) e si è potuta risollevare in un modo che fino a poco prima sembra inimmaginabile.Paoletti, state già ricevendo tantissima solidarietà.«Ne siamo commossi. Siamo veramente contenti dell’ondata di solidarietà che stiamo ricevendo e ora dobbiamo convogliare le offerte verso Gofund.me e un conto corrente. L’obiettivo primario è ripartire nel più breve tempo».Come?«Siamo molto preoccupati per le condizioni della barca e la sua riparazione. Forse ne servirà una nuova. In ogni caso, tantissime fra associazioni e società, ci hanno offerto aiuto. Anche l’Accademia navale. Ora la priorità è far ripartire il progetto, come lo decideremo nei prossimi giorni dopo che capiremo quale possa essere la strada migliore da intraprendere».Lei era qui quando il ristorante ha iniziato a imbarcare acqua?«No, c’era il caposala. Eravamo aperti e ci stavamo organizzando per la cena. Sono stato avvertito subito dopo, quando hanno chiamato i vigili del fuoco».Si è chiesto come è potuto succedere?«Credo che sia successo qualcosa di imprevedibile, perché noi le manutenzioni ordinarie le abbiamo sempre fatte. È dal 2016 che la barca è qui e la utilizziamo come ristorante».Non era stata mai tolta dall’acqua da allora?«La barca è sempre rimasta qui, ma la manutenzione non è mai mancata. Per noi era tutto a posto. Infatti dobbiamo capire cosa sia successo di preciso…».Ha già un’idea dei danni?«Sono incalcolabili. Economicamente non siamo neanche in grado di quantificarlo, dal momento che ancora non abbiamo avuto accesso alla cucina, che è a prua ed è sommersa. Il maggior danno, comunque, è progettuale. Perché non possiamo più andare avanti. Questi ragazzi hanno bisogno di esperienze di questo tipo».E ora?«E ora, con l’aiuto dei livornesi, ripartiremo. Da soli non possiamo farcela. Sono sicuro che la città ci darà una grande mano. Questi ragazzi lo meritano».Stefano Taglione© RIPRODUZIONE RISERVATA

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